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Parrocchia Madonna Incoronata
Diocesi di Padova

Pasqua

Accoglienza, segno giubilare

Mi guarda con gli occhi neri come la notte senza stelle, e sento che chi mi sta di fronte è istantaneamente bloccato dentro come un orologio che ha esaurito la carica, quando gli chiedo come sia potuto sopravvivere alla traversata da Tripoli a Lampedusa, ammassato come un sacco in una delle migliaia di carrette del mare che abbiamo imparato a riconoscere dalle cronache televisive e dalle innumerevoli immagini che corrono sul web.

Omero descrive nell’Odissea il Mediterraneo di notte, nero come il vino, e non è difficile associare gli occhi di Hamidu allo stesso buio impregnato di paura, terrore, morte. Penso che parte di quell’oscurità sia rimasta imprigionata dentro di lui durante quei tre infiniti giorni al largo.

L’incontro con Hamidu è uno dei tanti avvenuti nel 2012 a Casa a colori tra me e i profughi che lì erano accolti fin dall’indomani della primavera araba del 2011. Ascoltando le loro vite, la loro storia più intima, ho compreso quanto questi uomini e queste donne non siano poi così diversi dai nostri ventenni. Sognano un lavoro onesto, una famiglia, una casa. La differenza però è che loro, i migranti, fuggono da guerre, devastazioni, epidemie, catastrofi… come a fine Ottocento i nostri antenati scappavano dalla fame delle povere terre padane per trovare fortuna nel mondo (tra il 1861 e il 1915 ne partirono da tutta Italia più di 24 milioni, di cui l’80 per cento soltanto dal Nord) .

Oggi stiamo assistendo alla più grande crisi umanitaria dal secondo dopoguerra. Soltanto il conflitto siriano ha generato 10 milioni di sfollati. 4 milioni e 815 mila sono i rifugiati nei paesi vicini alla Siria due milioni e 800 mila sono attualmente in Turchia, un milione in Libano, 639 mila in Giordania, 245.543 in Iraq, 118.512 in Egitto e 28 mila in Nord Africa (fonte Unhcr).

In Italia nel 2014 si è registrato il picco più alto dei richiedenti asilo dall’inizio degli sbarchi sulle nostre coste: siriani, iracheni, afghani e subsahariani sono approdati in 175 mila (a fronte dei 60 mila del 2011); nel 2015 gli arrivi sono diminuiti a 150 mila per il radicale cambio di rotta dei migranti che iniziano a considerare la strada libica troppo costosa e pericolosa: attraverso i Balcani, in Grecia sono giunte, lo scorso anno, 850 mila persone. Di fronte a quest’esodo di massa, l’Europa è politicamente e organizzativamente in difficoltà.

Con il desiderio di fare qualcosa di concreto, senza restare indifferenti di fronte a questa umanità ferita e rispondendo positivamente al richiamo evangelico «Ero straniero e mi avete accolto», dai primi di marzo la nostra parrocchia ospita quattro ragazze africane – tre nigeriane e una senegalese – nel piccolo appartamento sopra lo studio medico. Come noi altre 25 realtà parrocchiali e religiose diocesane hanno risposto all’appello d’accoglienza lanciato da papa Francesco e dalla nostra chiesa di Padova. «Abbiamo deciso di impegnarci nell’accoglienza dei profughi - spiega don Luca Facco, direttore della Caritas diocesana – perché sono prima di tutto persone che soffrono. Non è però compito nostro trovare soluzioni e governare, ma le nostre comunità cristiane sono chiamate a intervenire dentro a questa situazione complessa offrendo informazioni corrette; formando le persone, in primis i bambini e i giovani, all’accoglienza dell’altro senza paure e pregiudizi; usando linguaggi civili e rispettosi della dignità di ogni essere umano. E in più, dove possibile, accogliere i migranti e cercare un incontro con corsi di lingua, cucina, artigianato, piccoli servizi da condividere insieme… perché non siano ghettizzati, isolati, impauriti».

Perché solo dall’incontro i timori si sciolgono e lasciano campo all’umanità. E quest’accoglienza che abbiamo voluto come comunità cristiana, attraverso l’espressione del nostro consiglio pastorale, diventa il nostro segno giubilare più bello: è questo uno dei tanti volti della misericordia che siamo invitati a incarnare nella nostra vita di ogni giorno. I segni, in fin dei conti, non serve inventarseli; è la realtà che ce li consegna perché li sappiamo interpretare alla luce della fede.

Per un’accoglienza possibile, su caritaspadova.it si può partire da qui, scaricando il video e il vademecum Ero straniero e mi avete accolto.

Tatiana Mario

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S. Messe:
tutti i giorni ore 18.30
Sabato ore 18.30
Domenica ora 8.30 - 10.00 - 11.30 - 18.30

La chiesa è aperta tutti i giorni
dalle 8.20 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00

Orario di ricevimento:
Martedì mattina e
tutti i pomeriggi dalle 17.00

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Sabato dalle 17.00

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